Recin, il Tar riapre la partita. E' guerra di interpretazioni tra Comune e azienda • Terzo Binario News

Recin, il Tar riapre la partita. E’ guerra di interpretazioni tra Comune e azienda

Set 25, 2013 | Ladispoli

recin (1)Il caso Recin non trova requie. A far riaprire la partita sulle autorizzazioni a operare dell’azienda di smaltimento inerti e compostaggio è stata l’ordinanza del Tar sul ricorso avanzato dalla ditta, che ha dato adito a due diverse interpretazioni.

I giudici amministrativi, dopo aver emesso la sospensiva, hanno accolto la richiesta di annullamento del provvedimento con cui la Provincia, su richiesta del Comune di Ladispoli, il mese scorso ha ordinato la chiusura dell’impresa sita in via dei Monteroni. Tuttavia, la domanda cautelare della Recin, si legge nel dispositivo, viene accolta ai fini del riesame, per il quale il Tar ha fissato un termine di 60 giorni.

Secondo i giudici gli atti impugnati “risultano fondati su mere irregolarità temporali e procedurali e non su difformità sostanziali dell’attività svolta”. Quanto basta per far cantare vittoria alla Recin, che ha letto in queste parole una prova di legittimazione della sua attività e un’anticipazione della sentenza.

Negli atti del Comune e della Provincia, emessi dopo che l’azienda non aveva presentato richiesta di rinnovo, il Tar ha ravvisato “un eccesso di potere […], travisamento ed illogicità, sotto i profili del possibile difetto di ragionevolezza e proporzionalità”. E dunque

L’azienda, dunque, ammette di essere “colpevole” di non aver presentato nei tempi utili l’istanza di rinnovo, ma ritiene che l’ordinanza certifichi di fatto la regolarità del proprio impianto.

“Il Tar, dopo aver accolto la sospensiva, ha stabilito che la nostra azienda è in regola – ha fatto sapere il dirigente Pietro Petruzzi – Abbiamo solo presentato con una decina di giorni di ritardo la richiesta di rinnovo, perché aspettavamo il parere del Comune”. “Prima ci hanno fatto credere all’ipotesi di delocalizzazione – ha proseguito – poi di fatto nessuno dei Comuni di Ladispoli e Cerveteri si è presentato alla Conferenza dei servizi e la Soprintendenza archeologica ha posto il veto a quel sito che era stato individuato sulla via Braccianese”.

“In questi anni siamo stati molto ingenui e fidandoci non abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato, ora vedremo che cosa vorrà fare il Comune. E’ una guerra stupida quella che stanno conducendo, noi abbiamo sempre la mano tesa al dialogo”, ha chiosato.  

La posizione del Comune: “Solo invito a un riesame”

Se la Recin parla di vittoria, tutt’altra lettura è quella che ha dato l’amministrazione comunale, secondo cui il Tar, ravvisando un possibile difetto di ragionevolezza e proporzionalità tra i provvedimenti amministrativi e le conseguenze che ne deriverebbero, conclude esprimendo la necessità, durante il periodo di sospensione dei due provvedimenti, di riesaminare la vicenda entro 60 giorni.

Ogni diversa interpretazione, quindi, è solo frutto di fantasia – recita il comunicato del Comune – Il Tar non è entrato nel merito della legittimità degli atti ma ha “suggerito”, bilanciando gli interessi delle parti in causa, di riesaminare la vicenda alla luce delle predette considerazioni. Resta il fatto che l’impianto della Recin allo stato attuale non è in possesso della prescritta autorizzazione”.

La replica dell’azienda: “Impianto regolare”

Parole che non sono affatto piaciute alla Recin che, per mezzo dei suoi legali, richiede una smentita delle affermazioni dell’amministrazione comunale. In particolare “riservando ogni diritto ed azione a tutela della propria immagine commerciale ed imprenditoriale, precisa e ribadisce che l’impianto di Monteroni è regolarmente in esercizio in forza dell’ ordinanza del Tar del Lazio n. 3620 del 18 settembre”.